Affamiamo la Bestia


 

C’è un momento nella vita in cui bisogna smettere di credere a Babbo Natale.

Per i Periti Assicurativi, quel momento è arrivato tardi, ma è arrivato. Per decenni hanno raccontato una favola bellissima: quella dell’esclusività della professione nel recinto sacro del mondo delle Assicurazioni, del titolo professionale, dell’esame di Stato, del Ruolo che è come un Ordine... del tesserino che avrebbe protetto dalle intemperie del mercato come un ombrello di ghisa.

Spoiler: l’ombrello era di carta, pioveva acido e si stava pagando l’abbonamento per tenerlo aperto.

Oggi, carte alla mano (e per carte intendo bilanci e lettere protocollate, non i tarocchi), vi spiego perché il Re è nudo e perché continuare a vestirlo con soldi dei Periti Assicurativi è un atto di masochismo finanziario.

1. Il Club dei 600.000 Euro: Quanto costa il "Nulla"?

Partiamo dai fondamentali: i soldi. I vostri.

Ogni anno, puntuali come le tasse (anzi, sono una tassa), versate il contributo alla CONSAP. Ma vi siete mai chiesti cosa state comprando? Ho dato un’occhiata al Bilancio di Previsione 2025 per la gestione del Ruolo Periti. Tenetevi forte. Il "fabbisogno" per gestire il glorioso elenco è di 599.000 euro. Mezzo milione abbondante.

Per fare cosa? Per mantenere una struttura titanica composta da: 1 Dirigente (necessario, per guidare le truppe); 2 Funzionari business (business de che?); 3 Dipendenti. Totale: 6 persone. Costo del personale: 360.000 euro.

Ma la chicca vera sono i 96.000 euro per "Servizi", tra cui spiccano voci esotiche come "assistenza professionale e giuridica" e "prestazioni specialistiche". Ora, la domanda sorge spontanea: visto che il Tribunale di Cassino (reictus: TAR) ha stabilito anni fa che la CONSAP non ha potere di rappresentanza e non è il vostro sindacato, chi stanno difendendo con quei 96.000 euro? Di sicuro non voi.

Siamo di fronte all'ufficio anagrafe più costoso d'Italia. Un database di nomi che costa come una fuoriserie, ma che ha le prestazioni di un triciclo.

2. La "Vexata Quaestio"  ... come lavarsene le mani con eleganza.

Se i costi vi hanno fatto alzare un sopracciglio, la risposta operativa vi farà cadere dalla sedia. Per anni, come un disco rotto (o come un "Grillo Parlante" fastidioso, fate voi), ho denunciato lo scandalo delle Società di Servizi. Quelle scatole cinesi che prendono gli incarichi dalle Compagnie e li subappaltano a prezzi da fame, spesso usando personale non iscritto al Ruolo. Grazie ad UPIS si è scritto a tutti: IVASS, MIMIT, CONSAP, AGCM. E finalmente, nel 2024, è arrivata la risposta. Una perla rara.

L'Amministratore Delegato di CONSAP, Prof. Avv. Sanasi d'Arpe, ci scrive ammettendo l'esistenza della "vexata quaestio". In latino suona colto, in italiano suona come una resa incondizionata.  Cosa dice la lettera? "Il dettato normativo permette alle imprese di assicurazione di effettuare direttamente l'accertamento... utilizzando personale non iscritto all'apposito ruolo".

Traduzione per i non addetti ai lavori: "Cari Periti, la legge ha un buco grande quanto una casa e noi non possiamo farci niente." Le Compagnie possono nominare chi vogliono (il carrozziere, l'impiegato, il cugino bravo con l'iPhone) basta che dicano che è una "stima diretta".

E la CONSAP? Guarda, incassa i 600k e allarga le braccia. Eppure, vedo ancora notizie di processioni alla CONSAP a chiedere "intercessioni", manco fosse un santuario. Alcune hanno pure premiato i dirigenti! Premiati per cosa? Per aver certificato la loro impotenza?

3. L’intuizione: Se non puoi batterli, cambiagli nome

È qui che entra in gioco il “pensiero laterale” tramite il quale ho ottenuto dalla dirigenza UPIS la modifica dello Statuto iniziale che insieme avevamo creato. Grazie a questo siamo stati riconosciuti come Associazione iscritta al MIMIT all’ Elenco II e, come vedremo, casa dei futuri CTU.

Il mio pensiero è sempre stato: visto che non c’è nessuna onnipotenza nella figura professionale di Perito Assicurativo, trattiamola con dovuto rispetto e non con inutile riverenza.

Quindi, mentre gli altri difendevano il fortino del "Perito ex Art. 156" (che ormai è un fortino vuoto, assediato dalle Società di Servizi) abbiamo abbandonato il tavolo comune perché non più rappresentativi ufficialmente della categoria continuando, però, a cercare di trovare un modo per aiutarla.

Abbiamo pubblicato che per aiutare il Perito Assicurativo i Patrocinatori ed i Carrozzieri dovevano fare fronte comune rifiutando gli “scattini” , le Videoperizie e tutte le menate che ben conosciamo...

Poi... ho realizzato una cosa ben chiara già dopo il “tradimento” politico alla cordata di associazioni che nel 2022 avevano tentato una modifica della Legge: per aiutare questa figura professionale bisognava spostare il campo di battaglia.

Se la legge dice che il recinto esclusivo è solo per la RCA (solo su incarico di imprese tant'è che ho sfidato le associazioni peritali invitandole a querelarmi), allora troviamo uno spazio economico e professionale per uscire dal recinto.

Ho, quindi, fatto riaprire dei tavoli tecnici UNI per correggere la definizione e lo spazio d’azione della figura del Perito Liquidatore Assicurativo: ora si chiamerà Loss Adjuster che farà tutto ECCETTO l'attività riservata dell'Art. 156. Sembra un dettaglio burocratico, ma è una mossa di judo.

Dicendo che si è Loss Adjusters e non espletando l'attività dell'Art. 156, ovvero non ricevendo incarichi dalle compagnie

  1. Ci si sgancia dall'obbligo di pagare dazio ... pardon, il contributo alla CONSAP (perché i Periti Assicurativi operano in quella riserva), non essendo più "sudditi" delle Compagnie;
  2. Si acquisisce una dignità professionale basata sulla Legge 04/2013 e su una Norma UNI;
  3. Se si riceve un incarico per conto di Assicurazioni ma non in ramo RCAuto si ha addirittura diritto alla Legge sull’Equo Compenso !

Così, mentre le altre associazioni han cercato di tappare i buchi sulla barca che affondava, inventandosi nuove figure estranee al Perito Assicurativo (mi viene in mente il Consulente Tecnico della Parte danneggiata) noi abbiamo costruito un motoscafo.

4. "Ma poi come vado in Tribunale?" (Spoiler: Ci vai meglio di prima)

Qui scatta il panico del perito medio: "Se mi cancello da CONSAP, il Giudice non mi chiama più!". Falso. Falso come una banconota da 3 euro. Falso come chi asserisce che sarebbe un'istigazione al reato.... ma dde chè ?

La Riforma Cartabia (D.M. 109/2023) è stata il nostro scacco matto. L'articolo 4 dice chiaramente che, per iscriversi all'Albo dei CTU, se non hai un Ordine o non sei iscritto alla Camera di Commercio, devi essere iscritto a un'Associazione inserita nell'Elenco II del MIMIT. E’ un prerequisito di appartenenza non di continuità professionale (come ho avuto modo di chiarire con un Tribunale il cui collegio diceva BEN ALTRO per poi ricredersi dinanzi all’evidenza della Legge)

Indovinate un po'? UPIS è lì. Siamo nella Sezione II dell'Elenco MIMIT. E numerosi soci sono già iscritti ai Tribunali in modo ESCLUSIVO con UPIS.

Questo significa che l'attestazione che vi rilascia UPIS vale come oro colato per il Presidente del Tribunale. Non serve essere iscritto CONSAP per fare il CTU in ricostruzione cinematica o stima danni (il committente non è l’impresa ma il Tribunale)... basta dimostrare di avere la competenza da più di 5 anni.

Anzi, presentarsi al Giudice come professionista UNI, slegato dalle logiche di appalto delle Assicurazioni, è la garanzia di terzietà definitiva.

Conclusioni: Affamiamo la Bestia

Quindi, colleghi, la situazione è questa: Da una parte c'è un carrozzone (CONSAP) che vi costa 100 euro l'anno (più tasse varie) per mantenere 6 stipendi e dirvi "scusate, non possiamo aiutarvi contro l'abusivismo".

Dall'altra c'è una strategia (UPIS) che vi dà una qualifica riconosciuta dal Ministero, vi apre le porte del Tribunale e vi libera dalle catene inutili qualora il Vs. lavoro non sia quello (ahimè sempre più raro) di perito fiduciario di compagnia.

La mia provocazione è molto pragmatica: affamiamo la bestia. Se non lavorate direttamente come fiduciari delle Compagnie (e chi lo fa più, ormai? Lo fanno le s.r.l.!), non avreste alcun motivo di restare iscritti a quel Ruolo. Risparmiate quei soldi. Smettete di finanziare chi non vi serve. Cancellatevi. Investite quella quota in formazione vera.

Ci sono tantissime associazioni molto giovani che sono iperattive sull’argomento e che hanno una visione (pur diversa dalla nostra), non in quelle che organizzano convegni per piangersi addosso. Chi è intelligente, anche se ha creduto per anni alla favola, quando vede il lupo smette di chiamarlo nonna. Ammette l'errore, cambia strada e si salva. Il futuro non è nel Ruolo. Il futuro è nella Competenza.

(articolo tratto dal trimestrale UPIS, 4_2025)

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